30/04/2012

la mia mostra personale a Paestum [Comune di Capaccio] [Salerno] + "svestire gli ignudi" [la copertina e il libro realizzato]

 

 

 

INVITO 

 

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Giancarlo Pavanello

poesie-fumetti et similia

[svestire gli ignudi: le avventure di Franz Mensch]

[mostra personale]

 

“Archivio/Laboratorio di Paestum” [c/o Azienda Agricola Biologica Orlando Mandetta], via Ponte Marmoreo, 63, Paestum [Salerno], inaugurazione: sabato 5 maggio 2012 ore 19. La mostra continua fino a domenica 27 maggio 2012 con un orario da definire su appuntamento: contattare Sergio Vecchio [cell. 3495143174].

 

 

L’esposizione inizia con l’autore che presenta alcuni suoi libri [edizioni ixidem] in uno spazio all’aperto del giardino antistante [con tavola e sedie]: “poesia laconica [novembre 1999 – febbraio 2000]”, 2000; “fumetti et similia”, 2010; “itinerari privati: diario [gennaio-agosto 2010] – catalogo anomalo [poesie-fumetti], ibidem, 2010; “‘scatole vuote’ – ‘viaggio’ – ‘la Banda del Colosseo [fumetto]’”, 2011; “svestire gli ignudi: ‘zibaldone quotidiano’ – ‘le avventure di Franz Mensch [fumetto]’”, 2012

 

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Stampato il volume "svestire gli ignudi" [ixidem, 2012, pp. 226]: comprende il diario "zibaldone quotidiano" [2010-2011] e le prime dieci sequenze in versione integrale del fumetto "svestire gli ignudi: le avventure di Franz Mensch" [2006-2010] [le prime due sequenze già apparse in "fumetti et similia", ixidem, 2010]. 

stampato da www.multimediapublishing.it

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 auto-presentazione

 

[nel pieghevole realizzato per la mostra a cura dell'"Archivio/Laboratorio di Paestum" di Sergio Vecchio]

 

Da qualche anno ritrovo l’atmosfera esistenziale della mia adolescenza, quando scrivevo e disegnavo per spirito di ribellione più che per un tranquillo esercizio artigianale. Erano operine che nella prima mostra personale [Nuovo Spazio, Venezia, 1975] e in una mostra antologica della maturità [Avida Dollars, Milano, 1989] avevo catalogato impropriamente [ma fino a un certo punto, comunque memore di Jean Dubuffet] come “art brut” [in particolare: “paesaggi deliziosi o reperti archeologici? figurine graziose o rifiuti psichici? tinte dolci o referti medici?”].

 

Poi avevo trovato una sintesi in un percorso letterario e artistico [destinato a continuare fino alla fine dei miei giorni] e che si potrebbe definire “poesia visiva” [la formula più nota] o, molto meglio, “poesia figurata”, “tavole verbo-visive”, “scritture”, avvicinandomi senza saperlo [e ignorandone gli inizi] a un passato lontano e alle riprese del primo Novecento, già negli anni sessanta, e trovandola con i “testi calligrafici” [coscientemente compiuti] nel 1972.

 

Le mie mostre personali, comunque, e l’ultima [“poesie-fumetti et similia”] intendevano e intendono sottolineare la pulsione verso una ricerca creativa che vorrebbe rinnovarsi sperimentando varie tecniche, senza limitarsi alla “pittura a inchiostro”, al “testo manoscritto” [china nera su carta bianca] [in “libri d’artista”, che quando ne producevo in senso esclusivo non erano ancora definiti con questa formula, o su supporti da esposizione parietale]

 

Va da sé che l’allusione al “fumetto” dovrebbe essere interpretata in senso molto ampio, come il tentativo di allargare questo genere ibrido, e questa arte specifica, per veicolare in modi ancora diversi la “poesia”, che auspico possa restare la mia pulsione originaria. Del resto, ho già avuto altre occasioni per ribadire che la “rete”, internet, i blog sono i veri fumetti del mondo contemporaneo, perfino nelle loro “contaminazioni” con varie forme di spettacolarità sonora e visiva, cinetica o perfino sinestetica.

 

Decidendo, però, di restare nell’ambito della produzione di uno scrittore-artista, in tutta evidenza privilegio l’ambito della riflessione e degli spazi espositivi [soprattutto anomali], non subendo nessuna attrazione verso le tendenze più reclamizzate delle arti visive e dei loro luoghi deputati e in TV e al cinema.

 

Alcune note personali, essendo restio a chiedere presentazioni ai critici titolati: se il mio lavoro è ritenuto valido… chiunque può scrivere qualcosa nelle sedi più opportune. Limitandomi a dare qualche coordinata, sottraendomi a un giudizio di merito proveniente da me stesso.

 

Concepisco l’attività creativa come un “flusso” [spesso anche come un “fluxus”, non essendo immune da pulsioni dissacranti e distruttive o ludiche di derivazione “dada”], per cui tendo ogni volta ad allestire una “mostra antologica”, dove ci sono vari “periodi” caratterizzati dall’uso di varie tecniche [tecniche miste]: calligrafia, fotografia, collage, pittura, oggetti.

 

Fino al 1989 ho esposto esclusivamente “libri d’artista”, poi ho optato per qualsiasi supporto e qualsiasi mezzo che potessero veicolare i testi poetici, le mie poesie, nelle modalità e nei modi più variegati. Cercando di evitare di trasformarli in un prodotto decorativo [come è facile che avvenga quando un pittore ricicla i brani altrui in un contesto estetico di maniera]. Molti artisti, infatti, propongono di stare “dalla parte dei poeti” [o perfino imitano su tela i graffiti urbani, anonimi]: sono del parere che chi scrive poesie [secondo una pulsione verbo-visiva, quella più in sintonia con la nostra epoca] dovrebbe restare dalla parte di se stesso anche come “artista”, come pittore: ut pictura poёsis.

Ne deriva una conclusione: chiunque potrebbe essere in grado di “criticare” le mie opere [dandone giudizi di merito, positivi o negativi], senza una preparazione specifica, però dovrebbe riflettere [contemporaneamente] sia sul testo letterario sia sul testo visivo [o grafico o pittorico].

 

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il volantino-catalogo inserito nel suddetto pieghevole realizzato per la mostra a cura dell'"Archivio/Laboratorio di Paestum" di Sergio Vecchio

 

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la locandina [dettaglio]

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 il testo del volantino-catalogo

Giancarlo Pavanello

poesie-fumetti et similia

[svestire gli ignudi: le avventure di Franz Mensch]

 

[mostra personale]

 

“Archivio/Laboratorio di Paestum” [c/o Azienda Agricola Biologica Orlando Mandetta], via Ponte Marmoreo, 63, Paestum [Salerno], inaugurazione: sabato 5 maggio 2012 ore 19. La mostra continua fino a domenica 27 maggio 2012 con un orario da definire su appuntamento: contattare Sergio Vecchio [tel. 0828.722786 – cell. 3495143174].

 

L’esposizione inizia con l’autore che presenta alcuni suoi libri [edizioni ixidem] in uno spazio all’aperto del giardino antistante [con tavola e sedie]: “poesia laconica [novembre 1999 – febbraio 2000]”, 2000; “fumetti et similia”, 2010; “itinerari privati [poesie-fumetti]: ‘scatole vuote’ – ‘viaggio’ – ‘la Banda del Colosseo [fumetto]’”, 2011; “svestire gli ignudi: ‘zibaldone quotidiano’ – ‘le avventure di Franz Mensch [fumetto]’”, 2012

 

  

Tutte le opere esposte sono in esemplare unico, in caso contrario viene indicata la tiratura.

 

disegni dell'adolescenza

 

1. “tre vignette mute” [1961], in mostra il disegno ricopiato con varianti,  rifacimento: 2012, A4

2. “due signore”[1961], in mostra il disegno ricopiato con varianti, remake: 2012, A4

 

fumetti

 

3. “fumetti et similia”, ixidem, 2010 [500 copie]: l'opuscolo comprende le prime due sequenze di “svestire gli ignudi: le avventure di Franz Mensch”: i disegni originali della prima sequenza [“la giornata di un intellettuale”, 2006] sono stati esposti per la prima volta in “poesie figurate [pagine, libri, oggetti, quadri]”, Milano, circolo ARCI “Cicco Simonetta”, 2007

4. “scatole vuote – viaggio – la Banda del Colosseo [fumetto]”, ixidem, 2011 [tiratura ignota]

5. “svestire gli ignudi: zibaldone quotidiano – le avventure di Franz Mensch [le dieci sequenze integrali del fumetto]”, ixidem, 2012 [tiratura ignota]

 

testi calligrafici

 

6-20. quindici testi calligrafici, carta a mano, da un insieme originario di 20 fogli, 1997-2008, cm 30x30

 

 

poesie fotografate

 

21. “un assemblaggio come una ‘vignetta’”, 1997-2008, cm 29,8x39.8

22.“due poesie naturali ma ‘rettificate’”, 1999-2008, cm 29,8x40

23. “solitudine graffiti mentali” [poesia laconica su vapore acqueo su vetro], 2008, testo di anni precedenti, cm 30,1x40,3

24. “amici nemici sorridenti” [poesia laconica su vapore acqueo su vetro], 2008, testo di anni precedenti, cm30,1x40,3

25. “poesia con bastoncini d’incenso”, 2008-2009, cm 40x30,1

26. “poesia con fiori di vetro”, 2008-2009, cm 40x30

27. “fumetto-assemblaggio effimero”, 2009-2010, cm 30x40

28. “un libro d’artista [il PC]”, 2010, cm40,2x30,3

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poesie incollate

 

29. “nella casa disabitata” [collage di frammenti fotografici], 1998, testi di anni precedenti, cm 50x70

30. “sognare il paradiso” [collage di frammenti fotografici e cartacei], 1998-1999, testi di anni precedenti, cm 50x70

31. “nigredo: dark paradise”, poesie con due illustrazioni, calligrafia e computer graphic, 1979-2012, cm 50x70

32. “poesie sparse con manichino”, fotocollage, 2008, testi di anni precedenti, cm 50x70

33. “Paestum: sacro ciclo perpetuo”, poesie con quattro fotografie, 1995-2012, cm 50x70

 

poesie su tela

 

34. “4 vignette senza ‘disegni’”, 1972-2012, cm 30x40

35. “rosa appassita appena sbocciata”, 1981-2012, cm 30x40

36. “quattro poesie”, 2001-2007, cm 30x40

37. “balloon spigoloso n. 1”, 2006-2012

38. “il sole: una pennellata tossica”, 2007, cm 50x70

39. “una ‘tavola’ su tela senza ‘disegni’”, 2007-2012

40. “quadro quadrato n. 1”, 2009, cm 30x30

41. “quadro quadrato n. 2”, 2009, cm 30x30

42. “musica notturna”, 2009, cm 40x50

43. “l'essenza tarlata”, 2009, cm 40x50

44. “la sintesi di un percorso musicale”, 2009, cm 40x50

45. “una fotografia mentale”, 2009, cm 40x50

46. “balloon spigoloso n. 2”, 2010-2012

 

fotografie

 

47. “solopizza e solitudine”, quattro fotografie montate su un pannello in PVC, 1999, cm 48,6x71

48. “graffiti e foglie morte”, due fotografie, fotocollage, 2010, cm 50x70

 

 

libri d'artista

 

49. “viaggio a ritroso”, 1972-2012, cm 31,5x22

50. “la forma scalfita”, 1994-2009, cm 18,7x25,7

51. “poemetto fa rima con fumetto”, libro a fisarmonica, 1998-2007, cm 25x35,5, es. 2/2 [sono stati realizzati due libri manoscritti con gli stessi testi ma necessariamente con varianti]

52. “poesia laconica”, ixidem, 1999 [250 copie numerate]

53. “caos estatico”, 1999-2005. cm 18,5x25,8

54. “poesia laconica [novembre 1999 – febbraio 2000], ixidem, 2000 [250 copie numerate]

55. “ciclo”, ixidem, 2001 [250 copie numerate]

56. “poesia figurata, ixidem, 2002 [250 copie numerate e firmate]

57. “poesie”, ixidem, 2006 [150 copie numerate] 

58. “PPP”, libro a fisarmonica, 2008, cm 24x32 [i testi non contrassegnati con “ppp” appartengono ad anni precedenti]

59. “poesie inedite [poesie-fumetti] [2006-2009]”, ixidem, 2010 [15 copie numerate e firmate]

60. “itinerari privati [poesie-fumetti] [un diario con un catalogo anomalo]”, ixidem, 2010 [tiratura ignota]

 

 

oggetti

 

 

61. “sacra ricostruzione del paradiso terrestre”, 2000, cm 65,3x5,1x1 [in plexiglas:  realizzato in due esemplari] [esposto per la prima volta nella mostra collettiva “la luce del Sinai - Rodolfo Aricò, Giancarlo Pavanello, Danilo Premoli, Mimmo Rotella, Aldo Spinelli, Mauro Staccioli, Silvio Wolf”, Milano, Show Room Baleri, 2000-2001]

62. “poesia figurata” [“la ruota è il tempo”], 2002, cm  15x30x1 [tavoletta in plexiglas nero]

63. “pannello kitsch n. 1 [il fiore finto]”, 2008-2012, cm 31,6x41,8x7 [assemblaggio in una cornice-vetrinetta]

64. “pannello kitsch n. 2 [la serenità della vita piatta del marmo]”, 2008-2012, cm 31,6x41,8x7 [assemblaggio in una cornice-vetrinetta]

 

mostre personali

 

“dall’art brut all’estetica socialista”, Nuovo Spazio , Venezia, 1975; “Alla scoperta della idoglossia semantica o pseudo-asemantica, Il Canale, Venezia, 1977; “samizdat”, Immagini, Milano, 1979; “Libri”, Mercato del Sale, Milano, 1979; “la finestra a ghigliottina”, in occasione di una serata di “poesiateatro”, Duemila, Bologna, 1980; “ixidem”, IN,OLTRE, Monza, 1981; “L’opera e la voce del poeta”, laboratorio della rivista “Zeta”, Pasian di Prato [Udine], 1985; “L’opera e la voce del poeta”, Centro Culturale Lusca, Milano, 1985 [una serata]; “Esibizione Bibliografica”, Avida Dollars, Milano, 1989; “ixidem”, Bloomsbury Books & Arts, Torino, 1993; “ixidem”, foyer del Teatro Dehon, Bologna, 1993; “scritture auratiche”, libreria antiquaria Litteraria, Milano, 1994;  “scritture auratiche, con documenti e oggetti per il Lungo Viaggio”, Collegio Cairoli, Università degli Studi, Pavia, 1995; “scritture auratiche e fotografie contro l’orda stupida”, foyer del Teatro Dehon, Bologna, 1995; “poesia visualizzata”, Osteria del Gallo, Arluno [Milano], 1995; “poesia visualizzata”, studioventicinque, Milano, 1996;  “scritture: icone liricizzate”, Biblioteca Comunale, Palazzo Sormani, Milano, 1996; “poesia visualizzata e arte critica”, verifica 8+1, Venezia-Mestre, 1996; “libro”, Leonardi V-Idea, Genova, 1999; “collezione di graffiti e altre scritture”, New Foto OK, Venezia-Mestre, 2000; “poesie senza tipografia”, New Foto OK, Venezia-Mestre, 2000; “poesie senza tipografia”, Antica Osteria Ruga Rialto, Venezia, 2000; “bellezza in bicicletta” [fotografie, libri, oggetti, 1997-2002], Nuovo Spazio, Venezia-Mestre, 2002; “soirée cycliste - bellezza in bicicletta” [fotografie, oggetti, libri d’artista, poesie figurate], Lavatoio Contumaciale, Roma, 2003; “poesie figurate [pagine, libri, oggetti, quadri]”, circolo ARCI “Cicco Simonetta”, Milano, 2007: “poesia in scena [libro in scena]”, foyer del Teatro Dehon, Bologna, 2010; “poesie-fumetti”, Associazione Culturale S. Fruttuoso, Monza [MB], 2010; “poesie-fumetti et similia [svestire gli ignudi: le avventure di Franz Mensch]”, Archivio/Laboratorio di Paestum, Paestum [Salerno], 2012

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alcune opere esposte

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20/03/2012

due opere del 2008 riviste e corrette nel 2012: "i fiori finti"

pannello kitsch [il fiore finto n. 1] [2008-2012] [tecnica mista, cm 30x40]

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pannello kitsch [il fiore finto n. 2] [2008-2012] [tecnica mista, cm 30x40]

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07/03/2012

annotazioni [post in rifacimento]

il fumetto "SVESTIRE GLI IGNUDI [la Banda del Colosseo]  [le altre avventure] [2009-2011]" è stato completato [1-237]: visibile nell'album con lo stesso titolo in questo blog [sono state riciclate alcune parti del 2009-2010] 

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tutto il fumetto "la vita quotidiana di Franz Mensch [sotto il regime della rinomata KOSKA SpA]" [2009-2011] [vignette 1-237] è visibile nel post del 27 aprile 2011 in questo blog

 

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tutto il fumetto "gli incubi diurni di Franz Mensch" [2009-2011] [vignette 1-237] è stato accorpato nel post del 22 settembre 2011 in questo blog

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tutto il fumetto "l'esistenza minacciata di Franz Mensch" [2009-2011] [vignette 1-237] è stato accorpato nel post del 6 luglio 2011 in questo blog

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celodurismo [neologismo]: tendenza a un approccio decisionista, presuntuoso e arrogante alla politica e, per estensione, alla vita

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le note del "diario" pubblicate [e cancellate qualche giorno dopo] vengono raggruppate nel post del 26 febbraio 2012 in questo blog

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dovrei riuscire a riprendere il lavoro intrapreso: aggiungere nuovi post, accorparne altri, insomma migliorare i blog 

 

 

 

 

 

07:35 Scritto da: auro.lauro in note redazionali | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

26/02/2012

Giancarlo Pavanello: diario [1] [9 gennaio - 15 maggio 2012] [con immagini verbo-visive dell'autore]

 

Giancarlo Pavanello

  [9 gennaio 2012]

un'annata svogliata

poesia su vapore acqueo su vetro [a Milano] n. 1 (Small).JPG

 

gira e rigira... l'anno comincia fra tante riflessioni e tanti progetti non trascritti, con una sola stesura manoscritta in poesia: “un silenzio plumbeo non intaccato dai roditori: l'immondizia accumulata sulla spiaggia, gettata in mare dai marinai di passaggio ma distratti”

 

Lo stesso giorno, la proposta di scrivere una canzone sull'attuale “governo tecnico” di Mario Monti. Sottolineo subito la necessità di astrarsi da nomi e situazioni troppo contingenti, giornalistiche o sindacali: i poveri e i meno abbienti sottoposti a tasse e i ricchi e gli straricchi evasori fiscali. Mi viene ripetuta una banalità: “Non un testo difficile ma qualcosa che sia legato all'attualità, anche se effimero”. Ci provo ma dubito di riuscirci, a penna qualche parola su un bloc-notes:

 

fra i monti grigi/ fra i monti neri:/ il mondo preso in giro// evadono i ricchi/ nelle auto di lusso/ e a bordo degli yacht/ con tutti i comforttt [sic]:// vivono i poveri/ intossicati dalla polvere/ senza sciroppo per la tosse/ sul Monte di Pietà/ nella Prigione delle Tasse

 

la montagna tossica/ sull'orizzonte spezzato/ che è un futuro negato/ fra tramonti tramontati// la discesa con la salita/ su un monte ghiacciato/ dalle lastre di marmo/ fra le vallate di detriti/ e i neri fiumi rinsecchiti

 

frigorifero vuoto:/ la canzone nota/ è una banconota/ vista da lontano/ la pattumiera aperta/ c'è chi sfonda la porta/ i cassonetti capovolti/ con la differenza chic/ che si pronuncia sssikkk [sic]

 

senza data

tre poesie

 

1. alberi in fiore e alberi morti: amore e disamore 2. la nostra vita nel cristallo mentale: l'infinito limitato a una luce spenta 3. captato un tramonto fuggitivo fra i rami spogli, la trama resta scura contro una luce sbiadita

 

[29 gennaio 2012]

i titoli

 

I titoli di mie opere che mi sono stati scopiazzati tali e quali o presi di mira come spunti [ne ricordo alcuni]: “milite ignoto”, “diario” [per una raccolta di poesie], “neon”, “clausura”. In tempi più recenti: “ciclo”, “svestire gli ignudi”, “poesie-fumetti”, “gang bang”. Tralascio le idee [in forme e contenuti] scippate e riciclate in opere altrui: non riuscirei a elencarle tutte, e poi preferisco dimenticare, la cosa sarebbe troppo deprimente.

 

Per le annotazioni iniziate quest'anno ho in mente un titolo ma decido di indicarlo solo nella prossima pubblicazione cartacea e intanto in un blog nel modo più ovvio, nel progetto di scrivere il meno possibile: “diario”.

 

i roditori

 

Il malcostume che invade la società globale da decenni [da sempre, ma ora con maggiore virulenza]: una sciagura a cui non sembra possibile porre rimedio, con una recrudescenza aumentata a livello esponenziale da quando si mette la propria creatività nella cosiddetta “rete” [è proprio una rete da pesca: permette di pescare]. Troppo facile e troppo comodo predicare la libertà di plagio. Il plagio resta plagio anche se non c'è scampo per chi ci terrebbe al proprio copyright. Il minimo che si possa fare è definire “roditori” i copioni a corto di idee e gli spigolatori sui campi degli autori ammirati e presi di mira, quelli che rubano la farina dal sacco degli altri. Inutile indurre a credere che si tratta di “citazioni”: sono furti e saccheggi. Se si cita un contemporaneo, soprattutto se ha scelto la nicchia o l'élite o l'underground o l'ombra [e non l'industria cosiddetta culturale = l'industria libraria], si dovrebbe segnalarne il nome e il cognome o il suo “nom de plume” [ora il nick-name, lo pseudonimo scelto].

 

Un'altra stupida auto-giustificazione: “non ho copiato... erano cose nell'aria”. Nell'aria un accidenti: è plagio e le persone che si dedicano a quell'attività sono plagiatori. Oppure, perfino: “non c'entro, non ne so nulla, vanno a cercare spunti nei blog degli altri i miei collaboratori: i miei autori che lavorano per me che faccio il comico in TV”. I ghost-writers sono spettrali.

 

Un altro discorso per i “materiali” verbali e visivi non d'autore [ma ammettendo che spesso i confini non sono netti], reperibili in internet: sono là apposta per essere messi a disposizione di chiunque, e di solito sono di rilevanza unicamente didattica o scientifica, sociale o politica. La pratica del collage se ne è servita, ora diventata facilissima con la grafica computerizzata.

 

[30 gennaio 2012]

varianti

 

i sorrisi sono diventati foglie fossili... le risate si sono trasformate in cespugli di rovi... l'allegoria dell'incomunicabilità: l'intercambiabilità delle rose appassite... un inverno con i fiori morti prima di un'estate con i fiori finti

 

[26 febbraio 2012]

vacanze al mare

 

Questo mese all'improvviso un'ondata di gelo anomalo durato più di due settimane e altrettanto all'improvviso un'aria primaverile che fa venire la nostalgia del mare o, meglio, induce a cominciare a scegliere una località balneare. Ma non so decidere: ho sempre meno voglia di uscire di casa e tanto meno di organizzare iniziative, per quanto minime. Fra le mura domestiche l'avvoltoio che gira e rigira sopra di me è immaginario, sta nella mente: a contatto con i miei simili, invece, la paura è concretizzata dalle loro parole affilate come stiletti, dai loro gesti fintamente cordiali o apertamente arroganti, dalla violenza diffusa in modo capillare, annidata in ogni interazione psicologica e fisica, a parte le vere e proprie aggressioni colpose o dolose. Una mia vecchia poesia laconica [ah ahi: sono già passati dodici anni dalla sua pubblicazione]: “amici nemici sorridenti”. L'avevo trascritta sul vapore acqueo sul vetro della finestra della cucina il 28 novembre 2008 per fotografarla [ho controllato la data nell'apposita cartella]: l'altro giorno ho fatto montare l'immagine su alluminio, un pannello cm 31,1x40,2 per la mia prossima mostra personale, prevista a Paestum [Salerno].

 

Il condizionatore d'aria, guasto proprio al ritorno da Parigi dopo ferragosto, nel periodo più caldo di un'estate soffocante e protratta a tutto settembre [almeno a Milano], è stato ripristinato nello scorso mese di ottobre: potrei scegliere di trascorrere il periodo primavera-autunno in città, nel mio teatro domestico.

 

 

28 febbraio 2012

claustrofilia


preferire il chiuso del proprio appartamento, rifiutando di correre il rischio di fare brutti incontri nell'uscire di casa


Il tristissimo suicidio degli operai licenziati o senza lavoro, o quello degli imprenditori che non riescono a fronteggiare la crisi finanziaria in cui si trovano dopo tanti anni di progresso: notizie sentite in TV che lasciano sgomenti... il loro gesto, la loro tragedia, è un giudizio negativo e definitivo sul mondo [su tutti noi] e sulla vita in toto, non lascia il minimo margine a una qualsivoglia trattativa.


Quando lo sguardo fissato sulla realtà si fa tagliente fino al punto di preferire la morte tutto il resto assume la dimensione di una risibile meschinità, a cominciare dalla stupida inettitudine della politica fino ai livelli più infimi dell'interazione umana: l'eredità [nulla o di qualche rilevanza] destinata al cliché linguistico [o all'emblema] dei “parenti serpenti”.


In casa, tuttavia, filtrano altre notizie, quelle che non fanno “notizia”: il telefono e internet [con le chat fra amici con o senza web-cam e con la posta elettronica] comunicano situazioni esistenziali, finanziarie e lavorative da piena angoscia, quando si tocca il fondo in cui inizia la non-sopravvivenza: precarietà in dirittura d'arrivo, la fine-corsa delle proprie attività, la disoccupazione part-time o totale. In questi casi si cerca di indurre all'ottimismo e alla speranza ma il più delle volte si resta senza parole, ci si chiude nel mutismo. Ci si chiede che cosa si farebbe al loro posto, e a questo punto balena nella mente una sia pure blanda giustificazione del crimine: per quale ragione chi non riesce a procurarsi con onestà i soldi per la propria nutrizione quotidiana e per riscaldare l'alloggio in cui si trova dovrebbe arretrare di fronte al furto e alla rapina? Ci si ammala, si sputa sangue, ci si fa ricoverare al pronto soccorso ma si è dimessi al più presto o sbattuti fuori con la motivazione che c'è di peggio. Diventare belve [homo homini lupus, siamo alle solite]: divorano altri animali per mangiare, è l'istinto, è la natura. L'Italia non dovrebbe essere una Repubblica fondata sul lavoro secondo la Costituzione? E tanto più scandalizzano i ricchi sozzoni che nelle Camere e nei tribunali riescono a farla franca.


Uscendo solo per necessità, per procurarsi i viveri, nella nostra situazione di claustrofili privilegiati, lo spettacolo continua a essere desolante: nell'aria inquinata della metropoli [con amianto e con “polveri sottili”] la povera umanità esibisce le infermità per impietosire chiedendo l'elemosina, o compaiono neofiti specializzati nel rovistamento nelle pattumiere e nei cassonetti. E' viltà affrettarsi a varcare la soglia della propria abitazione e chiudere la porta con un sospiro di sollievo? L'accusa di vedere tutto nero, di essere troppo pessimisti, e quindi antipatici, è solo il ronzio di una mosca o la puntura di una zanzara: sole mare amore.

 

 

24 marzo 2012

 

 

 l’erotismo delle giornaliste

 

[un argomento affrontato alla maniera satirica ma controvoglia]

 

 

 

 [tre vignette dell'autore postate gli anni scorsi]

eros,donne,satira

 eros,donne,satiraok Fellini Satyricon.JPG

[una vignetta inedita]

blog,plagio,mare,casa

L’ossessione erotica, con la gamma completa delle manie sadiane [e tante altre più recenti], non accenna a diminuire: tutti invasati dall’erotismo, se ne parla, vi si allude, lo si pratica e lo si esibisce, non si può più dire e fare niente senza che qualcuno ne dia un’interpretazione sessuale, in privato e nei mass media, perfino sublimandolo nel turpiloquio, nell’ostentazione delle cosiddette “parolacce”. In passato affermavo che questa tendenza [essere soggiogati da tali curiosità tematiche] caratterizza soprattutto le donne ma ora preferisco metterlo in dubbio, sfumando, non ritenendo filosoficamente corrette le pulsioni misogine [o, meglio, umanamente non giuste].

 

Di recente, la morte di un famoso cantautore e soprattutto le dichiarazioni dal pulpito del suo “compagno” molto più giovane, estremamente commosso, durante le esequie, hanno fatto scatenare le violenze linguistiche, sempre latenti, negli ambiti giornalistici, sulla carta stampata e in TV. Ma come… hanno pensato le scribacchine e le conduttrici [e gli scribacchini e i conduttori]… era “gay”!  Hanno vissuto la cosa come un affronto personale, un’opportunità per mettersi in mostra e farsi ritenere persone dalle ampie vedute, spregiudicate, così ritengono si debba essere al giorno d’oggi [tutti allineati], suscitando dibattiti e facendo audience. Va da sé che dovevano trovare una giustificazione ideologica: allora eccoli puntare il dito [magari poco pulito dopo certe pratiche da non riferire] contro l’“ipocrisia” del soggetto indicato e quella della Chiesa, quella dei preti che  celebravano la messa… e il Vaticano… e le coppie di fatto? E così via.

 

Non hanno avuto dubbi sul fatto che, in una società libera e soprattutto nella vita delle persone colte, quella parola tanto amata dalle donne, la parola “gay”, possa risultare superficiale e frivola e volgare, in generale rifiutata come un pleonasmo [un altro discorso se la si utilizza in una militanza politica]. Traducendo in soldoni: sono fatti suoi se uno non si sbandiera [se non trasforma la propria esistenza in un vessillo] o se non fa, come si usa dire ora, un “outing” a consumo giornalistico. Non passano in una mente limitata le parole tanto semplici e vere come “discrezione”, “eleganza”, “rispetto”. Giù a colpire pensando di bersagliare senza accorgersi di prendere granchi, con l’aria di non avere pregiudizi [restando in un gruppo del genere “siamo tanti, siamo forti”]: hanno lanciato frecce senza punta. Hanno fatto pensare al “popolino” e ai saltimbanchi dai quali  Oscar Wilde, ex sposato con due figli, sapeva di essere deriso dopo il processo, e temendo di continuare a farsi prendere di mira post mortem, nel suo De Profundis [non ho sottomano la prima edizione italiana per poterlo citare con esattezza, traduzione di Oreste del Buono, BMM, 1958].

 

L’epoca richiede un linguaggio adeguato, ok, così sia: non erano ancora finiti i funerali e quelle giornaliste in primis, e le altre “pie donne” che erano state “amiche” del cantautore, si sono scatenate nel fargli fare un “outing” non voluto, quelle str…ze [ancorché celebri]. E se qualcuno, durante le loro trasmissioni o con lettere al direttore, chiedesse loro come fanno sex e in quali posizioni? Quale grado di apertura delle gambe quando si fanno scop…re [scoop-are, intendo dire], ammesso che qualcuno le voglia ancora cuccare, racchie come sono e avanti con gli anni. O preferiscono l’altro lato, così assomiglierebbero ai maschi anche in questo caso per le pari opportunità [tantissimi sinonimi di “sodomizzare” in lingua forbita e nei lessici dialettali e gergali]… e se praticano la fellatio perché non lo sbandierano ai quattro venti e a sproposito? Forse sono lesbiche e non lo dicono, ci sono state una sola volta per provare e poi giammai? Ovviamente, domande simili anche ai signori giornalisti [e non mancano i pettegoli].

 

Se ci si trova a cena fra amici più o meno intimi o generici o con ospiti, chiediamo forse se fanno sex con i mariti o con le mogli o con vari partner [magari di facciata, con tante cornificazioni reciproche, tra femmine e maschi] e come dove quando? Non ce ne frega niente di saperlo e non facciamo domande indiscrete, non ci pensiamo, poiché la buona educazione ce lo detta come qualcosa di spontaneo, quindi parliamo di tutt’altro e gli argomenti non ci mancano: parafrasando il marchese De Sade, ancora uno sforzo se non volete essere grossolani [ma volete essere grossolani, per natura, per ispirazione e per opportunismo]. 

 

 28 marzo 2012

 le notti di Cabiria

    eros,donne,satira

 

Chissà perché da qualche giorno mi viene in mente un film di Federico Fellini.

 

Indimenticabile la scena delle “notti di Cabiria” [1957], in cui la protagonista [Giulietta Masina], un’ingenua prostituta che si illude che qualcuno possa amarla sul serio, sta per essere uccisa dal “fidanzato” [per sbarazzarsene una volta per tutte]: è un uomo di bell’aspetto, in apparenza borghese e distinto, tranquillo e con un sorriso accattivante, mellifluo, che le aveva chiesto di “sposarlo” fingendo di non avere capito il suo vero mestiere, in realtà un doppiogiochista e un truffatore interessato solo ai suoi soldi.

 

Cerco di ricordare con la maggiore esattezza possibile [ma verificare], ho visto il film una sola volta in anni successivi alla sua uscita: i due si trovano a passeggiare  in un luogo isolato, forse vicino a una scarpata o a un precipizio, all’improvviso un primissimo piano sullo sguardo dell’uomo, sui  suoi occhi di colpo gelidissimi, e sulla donna, disillusa da un momento all’altro, mentre grida “mi vuoi uccidere… mi vuoi uccidere!”.

 

Di estrema attualità in un’epoca in cui avvengono incontri in internet, nelle chat [nel social network]: ci si presenta per quello che non si è finalizzando le proprie  fintonerie a scopi non sempre o spesso poco puliti o quantomeno poco trasparenti   [complici l’uso dei nick-name e i “profili” fasulli]: cosiddette “amicizie” fra indifferenti o fra roditori, sex usa e getta se non è monetizzabile. La cronaca nera ci sta abituando a questa nuova realtà ma veniamo a conoscenza soltanto dei fatti più eclatanti, le punte dell’iceberg, per così dire… il che distoglie da tutto un pullulare di interazioni nefaste e destinate a restare ignote per sempre.     

 

[marzo 2012]

 

auto-presentazione

 

[pubblicata in un pieghevole a cura dell'“Archivio/Laboratorio di Paestum” in occasione della mia mostra personale "poesie-fumetti et similia [svestire gli ignudi: le avventure di Franz Mensch", Paestum [Salerno], 5-27 maggio 2012. 

 

Da qualche anno ritrovo l’atmosfera esistenziale della mia adolescenza, quando scrivevo e disegnavo per spirito di ribellione più che per un tranquillo esercizio artigianale. Erano operine che nella prima mostra personale [Nuovo Spazio, Venezia, 1975] e in una mostra antologica della maturità [Avida Dollars, Milano, 1989] avevo catalogato impropriamente [ma fino a un certo punto, comunque memore di Jean Dubuffet] come “art brut” [in particolare: “paesaggi deliziosi o reperti archeologici? figurine graziose o rifiuti psichici? tinte dolci o referti medici?”].

 

Poi avevo trovato una sintesi in un percorso letterario e artistico [destinato a continuare fino alla fine dei miei giorni] e che si potrebbe definire “poesia visiva” [la formula più nota] o, molto meglio, “poesia figurata”, “tavole verbo-visive”, “scritture”, avvicinandomi senza saperlo [e ignorandone gli inizi] a un passato lontano e alle riprese del primo Novecento, già negli anni sessanta, e trovandola con i “testi calligrafici” [coscientemente compiuti] nel 1972.

 

Le mie mostre personali, comunque, e l’ultima [“poesie-fumetti et similia”] intendevano e intendono sottolineare la pulsione verso una ricerca creativa che vorrebbe rinnovarsi sperimentando varie tecniche, senza limitarsi alla “pittura a inchiostro”, al “testo manoscritto” [china nera su carta bianca] [in “libri d’artista”, che quando ne producevo in senso esclusivo non erano ancora definiti con questa formula, o su supporti da esposizione parietale]

 

Va da sé che l’allusione al “fumetto” dovrebbe essere interpretata in senso molto ampio, come il tentativo di allargare questo genere ibrido, e questa arte specifica, per veicolare in modi ancora diversi la “poesia”, che auspico possa restare la mia pulsione originaria. Del resto, ho già avuto altre occasioni per ribadire che la “rete”, internet, i blog sono i veri fumetti del mondo contemporaneo, perfino nelle loro “contaminazioni” con varie forme di spettacolarità sonora e visiva, cinetica o perfino sinestetica.

 

Decidendo, però, di restare nell’ambito della produzione di uno scrittore-artista, in tutta evidenza privilegio l’ambito della riflessione e degli spazi espositivi [soprattutto anomali], non subendo nessuna attrazione verso le tendenze più reclamizzate delle arti visive e dei loro luoghi deputati e in TV e al cinema.

 

Alcune note personali, essendo restio a chiedere presentazioni ai critici titolati: se il mio lavoro è ritenuto valido… chiunque può scrivere qualcosa nelle sedi più opportune. Limitandomi a dare qualche coordinata, sottraendomi a un giudizio di merito proveniente da me stesso.

 

Concepisco l’attività creativa come un “flusso” [spesso anche come un “fluxus”, non essendo immune da pulsioni dissacranti e distruttive o ludiche di derivazione “dada”], per cui tendo ogni volta ad allestire una “mostra antologica”, dove ci sono vari “periodi” caratterizzati dall’uso di varie tecniche [tecniche miste]: calligrafia, fotografia, collage, pittura, oggetti.

 

Fino al 1989 ho esposto esclusivamente “libri d’artista”, poi ho optato per qualsiasi supporto e qualsiasi mezzo che potessero veicolare i testi poetici, le mie poesie, nelle modalità e nei modi più variegati. Cercando di evitare di trasformarli in un prodotto decorativo [come è facile che avvenga quando un pittore ricicla i brani altrui in un contesto estetico di maniera]. Molti artisti, infatti, propongono di stare “dalla parte dei poeti” [o perfino imitano su tela i graffiti urbani, anonimi]: sono del parere che chi scrive poesie [secondo una pulsione verbo-visiva, quella più in sintonia con la nostra epoca] dovrebbe restare dalla parte di se stesso anche come “artista”, come pittore: ut pictura poёsis.

 

Ne deriva una conclusione: chiunque potrebbe essere in grado di “criticare” le mie opere [dandone giudizi di merito, positivi o negativi], senza una preparazione specifica, però dovrebbe riflettere [contemporaneamente] sia sul testo letterario sia sul testo visivo [o grafico o pittorico].

 4 aprile 2012

 

Massimo Porfido

 

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Alla fine degli anni ottanta, vedendo che l’editoria ufficiale mi aveva sbarrato le porte dopo avermi introdotto con attestati di stima [ma farmi continuare avrebbe potuto dare fastidio a qualcuno]… avevo pensato di chiudere tutta la baracca per ricominciare altrove da zero e questa nuova patria poteva essere Monaco di Baviera, già visitata qualche volta. Avevo ripreso a studiare il tedesco, che ora ho dimenticato. Le illusioni sulla poesia e soprattutto sulle poetesse e sui poeti erano finiti da un pezzo, a cominciare da quelli più noti con cui ero stato in familiarità o quasi. Perfino l’editore che mi passava un libro dopo l’altro da tradurre, e che se ne intendeva degli ambienti letterari, quando gli avevo accennato a questa mia crisi aveva commentato: “così vai fuori dalle p…lle”.

 

Volevo cancellare il mio nome e tutto quello che avevo fatto e prodotto fino ad allora, avevo perfino firmato alcuni testi e un paio di traduzioni con lo pseudonimo “Massimo Porfido”: Michel Butor, saggi sulla pittura, SE, 1990 e Václav Jamek, ricordi di un mitteleuropeo errante, SugarCo, 1990, entrambi con regolari contratti e pagati con il rilascio di una fattura, dichiarati nei miei redditi fino all’ultima lira [l’euro era di là da venire]. Era stata una follia, di sicuro, ma in certi momenti si diventava irrazionali e, secondo Jean-Paul Sartre, le “scelte” suscitavano “angoscia” [ancora esistenzialmente parlando].

 

Poi aveva preso il sopravvento la consapevolezza definitiva, derivata dagli anni sessanta, di un divario epocale e insanabile fra la letteratura di ricerca e di qualità  [forse ora in via di sparizione, le tirature limitate a cominciare dall’esemplare unico  come ai tempi pre-Gutenberg] e l’editoria di consumo [con l’esclusiva attenzione ai fatturati e allo spettacolo, cinema e TV in primis].

 

In tempi recenti, circa quattro anni fa, mi si era ripresentata una reale occasione di andare a vivere a Monaco di Baviera [almeno per lunghi periodi, mantenendo la residenza a Milano], mi era stata regalata una piccola guida turistica come una sorta di pro-memoria, come un invito.

 

7-10 aprile 2012

la caratterialità

[amor vincit omnia]

 

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Varie categorie di “caratteriali”, ce ne accorgiamo senza essere specialisti in psicologia accademica, molti di noi individui, ognuno nella propria condizione sociale è soggetto a qualche disturbo del carattere e del comportamento, esprimendo, così reciterebbe una diagnosi appropriata, un “disarmonico sviluppo psico-affettivo”.

 

Un capitolo a parte meriterebbe lo scatenarsi delle pulsioni negative soprattutto nelle fasce sociali più fragili, meno favorite dall’educazione degli studi e dal benessere, nei tempi dell’attuale Grande Crisi economica. La predisposizione per l’amoralità e per l’immoralità, il non-arretramento di fronte a illeciti e a truffaldinerie di poco conto e via via fino ai crimini indotti dalla necessità della sopravvivenza, sia pure incruenti: su tutto questo preferisco sospendere ogni giudizio.

 

Invece, di tutti i tempi è la caratterialità della mignotta: interagire con qualcuno per ricavarne un vantaggio economico, immediato o protratto nel tempo, a lunga scadenza, con un mix di astuzia e di presa in giro [vissuto come una rivincita personale e sociale contro chi è ritenuto più colto, più intelligente e più ricco]. La letteratura e la satira sono piene di esempi del genere, contemplati con naturalezza dalla saggezza popolare, dal disincanto popolare. In questo campo le mie preferenze vanno a chi esercita il mercimonio con onestà: la prostituzione vera e propria, ufficializzata, regolamentata, libera, pulita in tutti i sensi [ma so che la cosa può essere vista legittimamente da una angolazione contraria, lascio un omissis a  questa nota incompiuta].

 

Mi premono altre riflessioni [come il rovescio della medaglia, ma forse fino a un certo punto]: ieri sera ho visto in TV il film intitolato “l’uomo che sussurrava ai cavalli” di Robert Redford [1998]. Una storia drammatica e credibile per quanto riguarda la parte essenziale, la ferita e la depressione della ragazzina protagonista [con una gamba amputata] e, parallelamente, il trauma si direbbe “psicologico” oltre che fisico del suo cavallo, entrambi coinvolti nello stesso fatale incidente, entrambi sottoposti a una sorta di “ippoterapia” [per la povera bestia una “ippoterapia” alla rovescia, indotta a relazionarsi e a riconciliarsi con l’essere umano con cui, secondo natura, dovrebbe trovarsi in sintonia o perfino in simbiosi].

 

Ma l’industria cinematografica ha le sue esigenze. Ed ecco, intrecciato, il “racconto d’amore” [comunemente “la” love story, traducendo “story” con “storia”]: ovviamente fra la madre della ragazzina e il cowboy terapeuta [l’uomo che “sussurra” ai cavalli, riuscendo a “guarire” entrambe le vittime], in un ambiente paradisiaco, quello del Montana. C’è molto di “americano” nel personaggio rude ma buono e solitario, un super-eroe della quotidianità “selvaggia”, e nella donna di città, nevrotica ma resa meno dura e superficiale dal contatto con l’ambiente e le usanze agresti.

 

Va da sé che il loro breve “idillio” finisce con una separazione consensuale, tra le lacrime della donna e una virile rinuncia del cowboy, tutto ritorna nella normalità, ognuno nella propria condizione sociale: sulla “passione amorosa” prevale il buonsenso, la sicurezza di una tranquilla vita familiare con un marito e una figlia a New York.

 

Riassumo così per suggellare una precedente riflessione divertita a proposito di molte canzonette, ascoltate per caso o soprattutto suggerite da qualcuno, in cui si lamentano amori focosi, amori accesi, amori “eterni” ma “impossibili” per entrambe le parti [lei e lui, costretti all’“addio” per sempre non si sa da cosa o da chi]. Magari sono perfino commoventi, in un primo momento, però poi, ascoltandole con più attenzione, vi si riconosce una insussistenza consolatoria che si pensa debba piacere a chi compra i dischi e ai fans che vanno ai concerti. Certo: il mito di Tristano e Isotta, di Romeo e Giulietta, l’amore idealizzato, l’amore romantico,  l’invidia e le forze del male che vi si oppongono. Ma nella realtà disillusa del giorno d’oggi cosa resta? Dalle “bucoliche” di Virgilio: “omnia vincit amor” o, comunemente, con sintassi italianizzata,  “amor vincit omnia”, una sentenza ancora attuale?

 

Un cinico dei nostri tempi, con crisi economica o no, è propenso a ritenere che l’amore che trionfa su tutto assomiglia molto all’interesse e all’opportunismo, alla tranquillità e alla sicurezza dell'esistenza, magari a un concreto contratto stipulato per una convenienza reciproca, a una carta di credito [come si usa spesso], a una eredità futura, insomma ai beni mobili e immobili [il ritorno a New York della protagonista del film]?

 

E un satirico potrebbe rincarare la dose: l’amore è il denaro. 

 

       

16-17 aprile

annotazioni

 

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ovvietà tautologiche: non c’è vita facile per le persone difficili… anche i paranoici hanno i loro nemici [sbaglio o è una affermazione di Franco Basaglia?]… quindi le persone con disturbi paranoidi ne hanno molti di più e più subdoli, più agguerriti: basta pensare che quelle parole sono usate come insulti

 

cronaca grigia

 

Al supermercato del quartiere due commesse stavano chiacchierando fra loro, in piedi, una sola cassa aperta, con una coda di clienti in attesa… è passata come un fulmine una donna nel corridoio libero accanto, forse una giovane o comunque una non-matura con lo zainetto… uscita di corsa… allarme… sirena.

 

Ma “quello” alla cassa l’ha rincorsa, poi, rientrato ridendo, diceva: “‘quella’ aveva fame, ha avuto una crisi isterica”. Quindi l’aveva bloccata e lasciata andare? Negli anni settanta non si parlava di “espropri proletari” o qualcosa del genere, furti, rapine per la propria sussistenza? Allora l’“austerity”, ora la “crisi”, le cose non ritornano mai come prima, la storia si ripete ma con varianti.

 

Prima di Natale, quando siamo tutti buoni, ci sono volontari nei supermercati, organizzati con sacchetti di plastica per chiedere offerte di cibi per i poveri, non ricordo come si chiama l’associazione e a chi fa capo: “spesa solidale”? 

           19 aprile 2012

 i cani della mia infanzia

 

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Questa mattina, mentre aspettavo seduto a un tavolino di un bistrot, con un cappuccino e una brioche, l’ora stabilita per un passaggio in macchina fino a Milano, mi è venuto in mente un breve testo poetico, trascritto su un taccuino, parole non complicate, e poi, sulla piazzola indicata per l’appuntamento, per facilitare la manovra,  ricordavo un episodio della mia infanzia, ora raccontato verso sera in questo diario.

 

La felicità è la bellezza che sfiorisce: si accende come la luce del sole e si spegne al tramonto. Il giorno dopo…  il vuoto: è una lapide senza nome. Così è la vita: una pisciata ed è finita.

 

***

 

Nel romanzo [intitolato “romanzo”] pubblicatomi da Campanotto, 1990, le pagine autobiografiche sono le ultime, con qualche dettaglio inventato, dedicate a tre cani, Bobi, Tom e Lilli. Il primo deceduto di vecchiaia ma dopo una brutta ferita alla zampa [la consapevolezza della morte, un trauma], il secondo era scomparso e non si sapeva che fine avesse fatto [un altro trauma], il terzo, una bastardina o, come si dice, una “meticcia”, aveva avuto una sorte peggiore.

 

Una persona, ma non dico chi, un giorno l’aveva portata in macchina a fare una scampagnata e in piena campagna l’aveva fatta scendere dall’automobile su una stradina secondaria. Come immagino, l’aveva chiamata per nome prima di “scaricarla”, magari accarezzandola, lisciandole il pelo nero, e quella scodinzolava allegra, fiduciosa e ignara di tutto, la portiera aperta, giù con un agile balzo… e quello aveva chiuso in fretta e furia partendo a tutta velocità per timore di farsi inseguire, e di sicuro l’aveva inseguito per un po’, abbaiando, poi aveva perso le tracce e chissà che fine aveva fatto.

 

Conservo alcune fotografie da ragazzino, dai dieci ai dodici anni, con quella cagnolina, aveva una macchia di pelo bianco dalla gola in giù. In apparenza non era stato un trauma, per me, mi ero chiuso in un mutismo impietrito, senza la possibilità di fare domande, di chiedere “perché” non c’era più, infatti mi era stato mentito dicendo che era “scomparsa” [come il secondo cane, Tom, di razza, un lupo]. L’avevo accudita, le avevo dato da mangiare e da bere, portata a fare passeggiate allacciandola con un guinzaglio a un bellissimo collare. Solo in anni successivi avevo saputo la verità. La mia percezione del destino ineluttabile.

 9 maggio 2012

[un poemetto in prosa]

 

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L’ira non aleggia sul mare piatto: dissolta nell’indifferenza del disamore traditore [il suono melato e i gesti protratti in una delimitazione temporale definita in anticipo, studiati come un canovaccio]. La bonaccia inquinata. Inutili le parole se gli anni invecchiati sono la cenere nel caminetto del passato, quando il freddo coagula il sangue nelle vene di una anatomia mummificata. La vita è un sorriso stereotipato. Tanto affanno per nulla.

 

15 maggio 2012

 

 [la sentimentalità]

 

In coda a una delle note dei mesi scorsi avevo scritto un appunto: “segue un racconto gotico”, di volta in volta rinviato. Il soggetto: volevo affrontare le debolezze umane e i peccati veniali o mortali negli ambienti clericali. Poi avevo riflettuto: “da quale pulpito!”. Non potevo, certo, scagliare la prima pietra, e chi ero io per nominarmi “giudice”? In realtà, si sarebbe trattato solo di qualche flash critico intrecciato a una visione del mondo contemporaneo.

 

Il poemetto in prosa del 9 maggio 2012, invece, non l’ho pubblicato subito nella “rete”, avevo qualche scrupolo, andava presentato come un testo provocatorio,  da non prendere alla lettera. Avrei potuto rettificarlo, come si rettifica con facilità in un sistema multimediale, nell’epoca di internet. Non una forma di insincerità ma una possibilità fra tante: l’autore come una macchina che emette parole in un insieme ipertestuale, la cui riflessione multiforme rispecchia la schizofrenia dell’esistenza in balìa delle sollecitazioni reclamizzate.

 

Infatti, provo a riscriverlo in maniera laconica o quantomeno più sintetica: “L’ira agita il mare… ma ogni burrasca interiore diventa una bonaccia protratta fino alla dipartita nella vita, un’immagine osservata assieme alla cenere rimasta in un caminetto, quando l’anatomia smette di rabbrividire”. In soldoni, ovvietà: quando la vecchiaia si insinua in una persona c’è sempre meno posto per le passioni infuocate, per una sentimentalità battagliera [per la freschezza adolescenziale], bisogna accontentarsi della routine gestuale, dell’eloquenza degli sguardi carezzevoli, dei sorrisi. In caso contrario si diventa primitivi: delusione e silenzio.  

 

 

 

29/01/2012

V.S. Gaudio e Gianni Sinni sulla grafica persiana [e, in minima parte, su Giancarlo Pavanello]

cliccare sul link:

http://pingapa.blogspot.com/2012/01/lizafet-delle-intitol...

 

 

28/01/2012

Giancarlo Pavanello: 19. zibaldone quotidiano: [24 luglio -27 dicembre 2011]

 nella foto: un angolo di Corinaldo [Ancona]

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24 luglio 2011

 

gli incubi diurni di Franz Mensch

 

[una sceneggiatura sintetica]

 

1. una via urbana 2. Franz Mensch ritorna dal supermercato con la borsa della spesa 3. un passante sul marciapiede 4. un'automobile si sta avvicinando 5. l'automobilista sterza per piombare sul malcapitato 6. steso a terra, morto 7. Franz Mensch: “l'ha investito apposta...” 8. Franz Mensch: “per divertimento”. [Il fumetto è stato realizzato e postato in un blog. Nota Postuma]

 

[senza data]

 

progettati alcuni racconti grafici, racconti sintetici, senza la volontà di realizzarli, una svogliatezza continua... accidia... depressione

 

20 ottobre 2011

 

una poesia laconica scritta e detta, con numerose varianti, in interazione con un amico durante una chat su skype: “mistero riverbero nascosto” [ha detto che mi lascia il copyright sui suoi suggerimenti orali!]

 

21 ottobre 2011

 

L'ozio in cui mi ritrovo da mesi, per non dire la pigrizia, l'accidia, l'abulia, potrebbe essere stato indotto da una riflessione molto semplice: continuare a scrivere e a fare opere reali al giorno d'oggi nell'epoca di internet? Durante la chat [cfr. la nota di ieri] a un certo punto un'amnesia: non ricordavo Hugo von Hofmannstahl e la sua Lettera di Lord Chandos, ho dovuto consultare un mio saggio del 1975-1991, pubblicato su “testuale”, 15-16, 1993.

 

27 ottobre 2011

 

mentre andavo verso un supermercato di via Tibaldi, a Milano: “la nebbia in un parco d'autunno: uno sciame di lucciole spente”

                                          

1 novembre 2011

Una domanda è un boomerang. In un'altra chat chiedere qualcosa e la richiesta ribaltata verso il mittente, come in un monologo, non si ascolta, è un solipsismo. L'io reso freddo dall'ultima delusione. I gesti sempre più lenti. Nessuna aspettativa: si procede per forza d'inerzia.

22 novembre 2011

la delusione

Un altro fiore nero, un'altra idea per un fumetto sintetico: la delusione. Mi è venuto in mente ieri, in treno, ritornando da un week-end nelle Marche, ospite di amici: Fano, Corinaldo, Cagli, Urbino, Ancona, Senigallia. La vita quotidiana di un intellettuale, una ripresa della primissima sequenza compiuta qualche anno fa.

1. Franz Mensch, seduto sulla sponda del letto: “ero già impietrito da molti anni”. 2. in piedi mentre esce dalla camera: “ma quella persona è riuscita a deludermi... come uno sprovveduto”. 3. in bagno: “dopo tre anni di convivenza... la maschera si è staccata dal volto, lasciando intatta un'altra maschera sottostante... quando ero un uomo quella mignotta voleva continue donazioni”. 4. sotto la doccia: “quando ero una donna quell'avventuriero cercava di assicurarsi la mia eredità”. 5. in cucina: “un giorno, ritrovando quella persona, completamente vestita, sul bordo di una piscina, ci sono passato vicino e con una spinta l'ho buttata in acqua”. 6. su una poltrona, davanti alla TV: “era solo un'immagine della mia mente”. 7. scrivendo con il computer: “quella scena si svolgeva nella mia dimensione virtuale”. 8. un paesaggio, una battuta proveniente dall'esterno: “continuavo a essere impietrito”.

17 dicembre 2011

l'arte primitiva

Terminato il racconto sintetico “la delusione”, i disegni scannerizzati e postati in un blog: un fumetto on line, of course. Impressioni in corso d'opera: il tutto catalogato con la formula “arte primitiva”, aggiunta una annotazione: “i critici d'arte sono esclusi”.

Va da sé che di primitivo c'è solo l'intenzionalità, ossia il disinteresse per la critica d'arte e per il mercato. La consapevolezza che al giorno d'oggi, in fatto di creatività, è possibile tutto e il contrario di tutto, e non c'è bisogno che ci vengano in soccorso i lumi interessati e opportunistici dei critici.

Quindi: mi va l'eclettismo, la commistione di una diversità di stili, anche rétro, anche ingenui. Come dire: “l'avanguardia... mai sentita nominare”. Meglio questo di un falso primitivismo che imita le pitture rupestri. Una battuta: “ne ho le pa...lle piene del futurismo”. Si ricomincia, rompere gli schemi. Il solco resta quello della scrittura in tutte le sue forme, privilegiando il disegno e la grafica [in generale, compresa quella computerizzata]. Però non snobbo più, come facevo in passato, la pittura e tutti i suoi temi: dal paesaggio al ritratto, dall'astratto al figurativo, dall'artigianato alla produzione decorativa [p.e. la ceramica, l'arte popolare, i “lavori” femminili dell'uncinetto et similia].

Sarei pronto per frequentare le scuole di arti e mestieri, le accademie di belle arti, e così via. Ma sono avanti con gli anni e mi vedo costretto a definirmi un autodidatta: un segno dei tempi... una forma di primitivismo. Ma non abbastanza da non conoscere il genio di William Blake, dei simbolisti e degli espressionisti.

18 dicembre 2011

il razzismo

Mi viene chiesto una poesia sul razzismo, con precisione sul recente fatto di cronaca di un balordo di estrema destra che ha ucciso due senegalesi e poi, assediato dalla polizia, si è sparato nella propria macchina. Quando mi suggeriscono un tema mi scatta la fantasia... ma sento improponibile la versificazione tradizionale, il lirismo potrebbe veicolarsi in prosa. Di getto, penso a un collage di immagini già trascritte i mesi scorsi, aggiornandole:

Le parti anatomiche di plastica, / spezzate nella mente di quell'uomo/ rafforzano l'odio di sé dell'automa,/ eclissato in una nebbia rancida:/ uno sciame di lucciole in autunno.//

Ma non sono rose rosse il sangue,/ o papaveri spuntati su una piazza:/ fiori calpestati i sorrisi degli ospiti,/ una parola ambigua è la parola “ospiti”:/ siamo tutti allineati verso il cielo stellato.

27 dicembre 2011

i gerontofili

1. un bambino infilzato da una forchetta: “in quell'epoca grigia non esistevano solo i pedofili e le pedofile...” 2. Franz Mensch seduto su una poltrona, attorcigliato da un serpente: “furoreggiavano anche i gerontofili e le gerontofile” 3. il volto dell'antagonista, con una lingua biforcuta: “una cappa di smog copriva i territori della vita quotidiana” 4. due anziani seduti su una panchina: “ti sei accorto che da qualche anno è di moda investire apposta i passanti [pedoni e ciclisti]... per divertirsi?” 5. un giardinetto: “ci telefonano tutti i giorni, ci accompagnano di qua e di là per distrarci, per rilassarci: gite, week-ends, vacanze, vita domestica... poi basta, si eclissano da un giorno all'altro all'improvviso...” 6. due anziani che camminano sulla via: “a questo punto si fanno desiderare: dovremmo cercarli per avere la loro compagnia... dovremmo cedere su tutto... essere pronti a ricompensarli con qualche atto notarile, con donazioni, con testamenti... vogliono il loro tornaconto, sia pure postumo” 7. seduti al bar: “si comportano come gli spacciatori di droga quando cercano qualche new entry: prima te la regalano, quando vedono che non ne puoi fare a meno te la vendono e la devi pagare cara”. [Il fumetto è stato realizzato con qualche variante e postato in un blog. Nota Postuma]



07:57 Scritto da: auro.lauro in poesia e prosa | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

12/01/2012

aggiornato l'album "disegni e scritture [1959-1977]" in questo blog

L'album è in fieri: ho inserito varie immagini che documentano una parte degli inizi del mio percorso tra il disegno e la "scrittura", tra la grafica e la "poesia visiva", tra la poesia e il fumetto [la pittura in minima parte, da me poco frequentata]. Per praticità, ho scannerizzato o fotografato solo le opere di piccolo formato racchiuse in numerosissimi contenitori del mio archivio [dalla nascita a oggi, assieme ai documenti riguardanti le mie attività e le personalità e gli autori con i quali sono venuto in contatto], quindi al massimo nelle dimensioni A4 circa.

Il fumetto "fra le macerie le riflessioni di Franz Mensch" continua a puntate nel post successivo [aggiornato nel titolo il numero delle pagine]

09:02 Scritto da: auro.lauro in note redazionali | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

08/12/2011

fra le macerie le riflessioni di Franz Mensch [2009-2012] [pagine 1-71] [fumetto]

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22/09/2011

gli incubi diurni di Franz Mensch [2009-2011] [vignette 1-237] [fumetto]

 

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19/07/2011

Giancarlo Pavanello: 18. zibaldone quotidiano: l'oasi [15 luglio 2011]

 

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15 luglio 2011

l'oasi



Il grande “fiume” arriva al “mare” [la “m”, iniziale di “madre” e di “morte”]. Le “valli”, che impropriamente, chiacchierando, definisco “lagune”. Le oasi naturalistiche. I vari aspetti di un vasto territorio come il Delta del Po assumono valenze simboliche esatte, virgolettate, da non definire con parole banali per non annacquarne la chiarezza e l'evidenza, per evitare i pleonasmi.

Immagino queste zone fuori "stagione” [con probabilità i prossimi anni le vedrò nella realtà]: il variare del clima, la pioggia, la nebbia, il gelo, il vento, il sole, fra il mare e la campagna. L'ovvio ritorno della primavera e dell'estate, con il ripopolamento dell'abitato. Resta uniforme una certa malinconia, anche quando prevalgono il buonumore e l'allegria, il benessere della vita sulla “spiaggia” [un altro simbolo], l'esistenza balneare, i benefici dell'aria salubre.

Sento sempre più lontani, come attutiti, come ovattati, gli stridori della vita a Milano, come in un sogno, come in un'altra dimensione, o semplicemente nel flusso memoriale. Non rimpiango le frequentazioni, il presenzialismo [sempre da me abbastanza disatteso], gli editori, le gallerie d'arte, i letterati, gli artisti, tutto quello che da giovane avevo cercato quasi senza accorgermene, spinto dalla “vocazione”. La residenza resta là, comunque: ritornarci ogni tanto per le incombenze, per la burocrazia [non se ne può fare a meno, è una delle grandi sciagure dell'umanità] e per le periodiche visite mediche [i controlli medici per cercare di restare in buona salute].

Un'anziana signora passa sulla stretta via asfaltata che delimita il perimetro del paese al di qua della strada panoramica Acciaioli, una strada-argine [paralleli: un canale coperto da canneti e un prato]. Ci divide un basso muretto ad angolo retto che isola il giardino ombreggiato da due grandi pini marittimi. Vedendomi seduto al tavolo nel patio [al pianoterra], mentre sto al computer, si ferma e mi rivolge la parola. Raccoglie i pinoli da terra per fare il pesto, con il basilico, tutta contenta, mostrando quelli che tiene in mano. Mi alzo e raccatto uno dei tanti piccoli gusci staccati dalle pigne a cui non avevo mai prestato attenzione: “sono questi?”. [Con il “discorso diretto”, dopo i due punti l'iniziale maiuscola ma, a colpo d'occhio, per una sorta di idiosincrasia grafica, preferisco una licenza personale].

Lo accetta sorridendo. Dico che gliene darò altri ma, stupidamente, non ho la presenza di spirito di prenderglieli subito o invitarla a entrare dal cancelletto, non ancora abituato alla vita di campagna. Ringraziandomi, offre di portarmi un vasetto con il suo pesto alla genovese.

Una conferma della mia ignoranza: ignoro i nomi delle piante e degli uccelli che da queste parti abbondano, vivo immerso nelle oasi naturalistiche e faccio moltissime fotografie e non so come si chiamano i “soggetti”. Dopo le collezioni di libri, dai libri illustrati ai cataloghi d'arte, dalle prime edizioni ai “libri d'artista”, dovrei cominciare a documentarmi sulla flora e sulla fauna.

A venti anni ho voluto immergermi nella metropoli, ero consapevole che la città mi avrebbe fatto conoscere la vita moderna, la vita, il mondo, senza considerarmi “futurista”: ora il “futurismo” è realizzato dappertutto a livello globale, il ritorno al silenzio e ai ritmi lenti dei piccoli centri di provincia dovrebbero favorire la concentrazione e la riflessione quando tutto sembra finito per ricominciare [la piccola storia individuale e le grandi ideologie che hanno strutturato gli eventi], come l'ouroboros, il serpente che si morde la coda, un cerchio, una ruota, dall'alba al tramonto e dal tramonto all'alba, giovani poi vecchi, poi ancora giovani poi ancora vecchi.

Tuttavia, non vorrei fare “piccolo mondo antico”: con gli attuali strumenti tecnologici, dal cellulare a internet, e con la facilità negli spostamenti, dall'automobile ai treni, la modernità sta dovunque [forse dovrei dire “post-modernità”, ma basta capirsi], ognuno di noi, dagli anonimi ai “vip”, è il centro del mondo.

Insomma, ritirarsi in un paesino che si popola da Pasqua a ottobre, e soprattutto durante i mesi estivi, è OK, ma senza ottundimento, ci si augura, senza scivolare a poco a poco nella “vita piatta del marmo” [detto con una immagine poetica].

Sono sempre stato scettico sulla cosiddetta “civiltà contadina”, sulla “genuinità” dei “rapporti umani” nei piccoli centri abitati, dove tutti si conoscono. Possono esserci solidarietà, buone vicinanze, aiuto reciproco, simpatia, perfino amicizia, quando tutto fila liscio, ma sotto sotto ognuno di noi resta una “belva”, siamo tutti “lupi” [i lupi dell'immaginario collettivo] pronti a sbranarci, assai peggiori delle bestie che divorano altre bestie per sfamarsi.

Non elzeviri dolciastri. Non poemetti in prosa edificanti, dunque. Resta fisso anche qua, in un'oasi, quello che ho imparato dalla vita metropolitana [ossia dal mondo] e dalla frequentazione di tanti ambienti, da quelli umili a quelli delle persone in vista, come chiodi conficcati nella psiche o, se si preferisce un'immagine estetizzante, come piercings.

[nella foto: l'alba sulla foce del Po di Volano] [non è un tramonto]